CRESCIAMO CAMBIAMO
- lafanzina
- 21 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Come è cambiato il modo di vedere le relazioni nel tempo?
Come viene visto il futuro?
Yasujiro Ozu, regista giapponese nato nel 1903 e scomparso nel
1963, ha incentrato la sua opera su queste domande. Nei suoi
film ha messo in scena semplici storie di vita quotidiana,
attraverso le quali ha raccontato le mutazioni della società e dei
rapporti generazionali.
Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu è forse l’opera che più di ogni altra esprime il
sentimento di come l’individuo percepisce il cambiamento e di
come questo stesso cambiamento possa mettere in crisi i legami
e la nostra visione del futuro.
In Viaggio a Tokyo, due anziani coniugi lasciano la loro
tranquilla città di Onomichi per andare a trovare i figli ormai
adulti nella capitale giapponese. Nella metropoli, gli anziani si
rendono presto conto che la vita dei figli è ormai dominata dal
ritmo frenetico della nuova società che si sta creando. L’affetto
familiare, un tempo saldo, appare corrotto da questa ondata di
modernità. Sentendosi estranei ed esclusi dal mondo in cui i
figli vivono, comprendono che il rapporto umano che li legava a
loro non esiste più; così decidono di fare ritorno a casa, ma
durante il viaggio di ritorno succede qualcosa di imprevisto.
Con la sua regia statica e lo stile essenziale, sobrio ma permeato
di poesia, Ozu, con Viaggio a Tokyo, ha dato forma allo
scorrere del tempo.

I due anziani protagonisti, portatori di valori considerati ormai
desueti, si sentono persi nel mondo. I figli, invece, specchio
della nuova società del dopoguerra, dove il lavoro è messo al
primo posto, sono illusi di aver in mano il futuro, ma anch’essi sono persi nei loro sensi di colpa, nell’incapacità di mantenere
legami profondi e sacri.
Perché guardare Viaggio a Tokyo oggi?
Il tempo, l’ansia del futuro, i cambiamenti della società e la
difficoltà di unione sono temi purtroppo cari ai nostri tempi.
Nonostante sia un film del 1953, Viaggio a Tokyo è più attuale
che mai nell’analizzare tutto questo, dandoci una visione di
come ogni generazione, nell’arco della sua vita, si possa sentire
persa e “fuori dal mondo” e di come questo crei un distacco non
solo fisico, ma anche esistenziale tra età diverse.
Eppure Ozu resta sereno. Nei suoi film il cambiamento non è
mai dramma né rottura, bensì catarsi. Ogni trasformazione, ogni
perdita o separazione alla fine viene accettata con naturalezza
nel flusso della vita. Viaggio a Tokyo ci invita a guardare il
futuro non come una minaccia, ma come il naturale proseguire
del tempo che porta via tutto ciò che non è essenziale alla vita
umana.

articolo di Mirko Cristelli




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