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CRESCIAMO CAMBIAMO


Come è cambiato il modo di vedere le relazioni nel tempo?

Come viene visto il futuro?


Yasujiro Ozu, regista giapponese nato nel 1903 e scomparso nel

1963, ha incentrato la sua opera su queste domande. Nei suoi

film ha messo in scena semplici storie di vita quotidiana,

attraverso le quali ha raccontato le mutazioni della società e dei

rapporti generazionali.


Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu è forse l’opera che più di ogni altra esprime il

sentimento di come l’individuo percepisce il cambiamento e di

come questo stesso cambiamento possa mettere in crisi i legami

e la nostra visione del futuro.


In Viaggio a Tokyo, due anziani coniugi lasciano la loro

tranquilla città di Onomichi per andare a trovare i figli ormai

adulti nella capitale giapponese. Nella metropoli, gli anziani si

rendono presto conto che la vita dei figli è ormai dominata dal

ritmo frenetico della nuova società che si sta creando. L’affetto

familiare, un tempo saldo, appare corrotto da questa ondata di

modernità. Sentendosi estranei ed esclusi dal mondo in cui i

figli vivono, comprendono che il rapporto umano che li legava a

loro non esiste più; così decidono di fare ritorno a casa, ma

durante il viaggio di ritorno succede qualcosa di imprevisto.

Con la sua regia statica e lo stile essenziale, sobrio ma permeato

di poesia, Ozu, con Viaggio a Tokyo, ha dato forma allo

scorrere del tempo.



I due anziani protagonisti, portatori di valori considerati ormai

desueti, si sentono persi nel mondo. I figli, invece, specchio

della nuova società del dopoguerra, dove il lavoro è messo al

primo posto, sono illusi di aver in mano il futuro, ma anch’essi sono persi nei loro sensi di colpa, nell’incapacità di mantenere

legami profondi e sacri.


Perché guardare Viaggio a Tokyo oggi?

Il tempo, l’ansia del futuro, i cambiamenti della società e la

difficoltà di unione sono temi purtroppo cari ai nostri tempi.

Nonostante sia un film del 1953, Viaggio a Tokyo è più attuale

che mai nell’analizzare tutto questo, dandoci una visione di

come ogni generazione, nell’arco della sua vita, si possa sentire

persa e “fuori dal mondo” e di come questo crei un distacco non

solo fisico, ma anche esistenziale tra età diverse.


Eppure Ozu resta sereno. Nei suoi film il cambiamento non è

mai dramma né rottura, bensì catarsi. Ogni trasformazione, ogni

perdita o separazione alla fine viene accettata con naturalezza

nel flusso della vita. Viaggio a Tokyo ci invita a guardare il

futuro non come una minaccia, ma come il naturale proseguire

del tempo che porta via tutto ciò che non è essenziale alla vita

umana.


articolo di Mirko Cristelli

 
 
 

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